Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) il legislatore interviene in modo significativo su previdenza, fiscalità e gestione del rapporto di lavoro.
Si tratta di modifiche tecniche, ma con effetti molto concreti sulla pianificazione aziendale e personale.
A partire dall’approfondimento tecnico fornito da Azimut Capital Management, proponiamo una riflessione sulle principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, con l’obiettivo di mettere in evidenza i profili giuridici e strategici di maggiore interesse per il mondo imprenditoriale.
Previdenza pubblica: stabilità apparente, cambiamenti progressivi
Per il 2026 restano confermati i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), con finestra mobile di tre mesi.
Tuttavia, il quadro non è statico: dal 2027 è già programmato un progressivo innalzamento dei requisiti contributivi.
Anche la pensione di vecchiaia segue una traiettoria di aumento legata alla speranza di vita.
È un dato che, pur noto, continua a incidere sulla programmazione del lavoro e sul ricambio generazionale, soprattutto nelle imprese strutturate.
La proroga dell’APE Sociale fino al 31 dicembre 2026 e la contestuale uscita di scena di Opzione Donna e Quota 103 (salvo diritti già maturati) segnano un ritorno a strumenti più selettivi e meno emergenziali.
Previdenza complementare: da opzione a leva strategica
La Legge di Bilancio 2026 rafforza in modo evidente il ruolo della previdenza complementare.
L’aumento dei limiti di deducibilità fiscale e le misure dedicate ai lavoratori di prima occupazione spingono verso una maggiore integrazione tra previdenza pubblica e privata.
Particolarmente rilevante è l’introduzione, dal 1° luglio 2026, del meccanismo del silenzio-assenso per i neoassunti del settore privato.
In assenza di una scelta esplicita, il TFR confluirà automaticamente nella forma pensionistica collettiva di riferimento.
Questa novità chiama in causa non solo il lavoratore, ma anche il datore di lavoro, che diventa parte attiva nel processo informativo e nella corretta gestione delle scelte previdenziali.
Più flessibilità in uscita, più responsabilità nelle scelte
Il legislatore interviene anche sulle modalità di liquidazione delle prestazioni di previdenza complementare, ampliando la quota liquidabile in capitale e introducendo nuove forme di erogazione alternative alla rendita vitalizia tradizionale.
Queste aperture aumentano la libertà dell’aderente, ma rendono ancora più centrale una valutazione consapevole delle opzioni disponibili.
Scelte diverse producono effetti diversi sul piano fiscale, successorio e patrimoniale.
Rilevante, inoltre, il rafforzamento della portabilità del contributo datoriale, che supera i vincoli legati ai contratti collettivi e consente una maggiore continuità nella costruzione della posizione previdenziale.
Imprese: TFR, fiscalità e politiche di welfare
Sul versante aziendale, la ridefinizione delle soglie dimensionali per il versamento del TFR al Fondo Tesoreria INPS comporta nuovi obblighi organizzativi, soprattutto per le imprese in crescita.
A ciò si affiancano interventi fiscali che incidono direttamente sulle politiche retributive e di welfare: dalla riduzione dell’aliquota IRPEF per alcune fasce di reddito alla forte agevolazione sui premi di risultato per il biennio 2026–2027.
Sono misure che, se ben integrate, possono diventare strumenti di attrattività e fidelizzazione, ma che richiedono un coordinamento tra area legale, fiscale e finanziaria.
Le riforme previdenziali e fiscali si intrecciano sempre più, e Allavelli Legal, con Azimut Italia, affiancano imprese e professionisti nell’interpretazione e applicazione di questi cambiamenti.
Lo Studio è a disposizione per simulare i vari scenari pensionistici a chi fosse interessato.