Una recente pronuncia del Tribunale di Torino (n. 1363/2026) richiama l’attenzione sull’importanza del contesto organizzativo e del clima aziendale nella tutela della salute dei lavoratori.
Un ambiente di lavoro caratterizzato da pressioni eccessive, stress persistente e disfunzioni organizzative può infatti compromettere il benessere psicofisico del dipendente, fino a determinare conseguenze estremamente gravi, anche sul piano dell’incolumità personale.
La vicenda offre l’occasione per riflettere sulle responsabilità del datore di lavoro e sulle carenze organizzative che possono contribuire alla creazione e al mantenimento di un ambiente lavorativo nocivo.
In particolare, occorre interrogarsi su quali misure avrebbero potuto essere adottate per individuare tempestivamente i fattori di rischio e prevenire situazioni di grave disagio.
Un aspetto centrale riguarda il modo in cui devono essere valutate le eventuali omissioni datoriali.
Queste ultime non possono essere necessariamente considerate in modo isolato, ma devono essere esaminate nel loro complesso, al fine di verificare se siano espressione di una più ampia carenza organizzativa.
Un sistema aziendale inadeguato può impedire di riconoscere i segnali di rischio, di intervenire tempestivamente e di garantire un’effettiva attività di controllo e vigilanza.
In ambito penalistico, tale prospettiva si inserisce in un approccio sistemico allo stress lavorativo, che considera non soltanto i singoli comportamenti, ma anche le dinamiche organizzative nel loro complesso e gli effetti che queste possono produrre sulla salute del lavoratore».
La responsabilità, pertanto, non riguarda necessariamente soltanto le condotte caratterizzate da un intento persecutorio, ma può richiedere di valutare anche comportamenti e omissioni che, singolarmente o nel loro insieme, contribuiscano a generare o aggravare una condizione di disagio psicologico.
In questa prospettiva, assume particolare rilievo l’obbligo del datore di lavoro di predisporre un’organizzazione idonea a tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti, anche attraverso l’individuazione e la gestione dei rischi psicosociali.
Ivi incluso l’allontanamento delle risorse che provocano l’ambiente nocivo, il c.d. licenziamento per incompatibilità ambientale.
La mancata adozione di misure adeguate può assumere rilevanza giuridica qualora sussistano i presupposti previsti dalla legge e sia accertato il collegamento tra le omissioni contestate e il danno verificatosi.
Nei casi più gravi, l’accertamento della responsabilità richiede quindi un’attenta ricostruzione del nesso causale tra le condotte poste in essere, le eventuali omissioni colpose del datore di lavoro e l’evento lesivo, fino all’eventuale decesso del lavoratore.
Si tratta di una valutazione complessa, che deve tenere conto delle circostanze concrete, del ruolo dei diversi soggetti coinvolti e dell’effettiva incidenza delle carenze organizzative sull’esito della vicenda.
La tutela della salute nei luoghi di lavoro non può, dunque, limitarsi alla prevenzione dei rischi fisici, ma deve comprendere anche l’attenzione al benessere psicologico e alle condizioni organizzative che possono compromettere la dignità e la salute del lavoratore.
Lo Studio resta a disposizione per eventuali chiarimenti.