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Dic

Il raggiungimento della parità di genere sul luogo di lavoro deve essere, senza dubbio, uno dei principali obbiettivi delle agende dei datori di lavoro.

Così come pare essere anche del Legislatore italiano.

Di ciò ne dà conferma l’introduzione, sin dal 2006, della certificazione della parità di genere (art. 46 bis, D.Lgs n. 198/2006) che, tuttavia, necessita di una maggior implementazione.

A tale fine, con il Decreto interministeriale pubblicato il 29 novembre scorso, il Ministero del Lavoro ha previsto, per i datori di lavoro privati un esonero dal versamento dei contributi previdenziali alle seguenti condizioni:

  • possesso della certificazione della parità di genere;
  • regolarità degli obblighi contributivi e previdenziali;
  • rispetto delle condizioni di lavoro;
  • rispetto degli accordi e dei CCNL;
  • assenza di provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi adottati dall’INL.

La fruizione dell’esonero è subordinata alla presentazione di una domanda, in via telematica, all’INPS che ne verifica i requisiti e i contenuti.

In caso di accettazione, l’esonero sarà:

  • pari all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui;
  • riparametrato e applicato su base mensile;
  • ammesso per l’intero periodo di validità della certificazione.

Le risorse stanziate per tale manovra sono pari a 50 milioni di euro annui, tuttavia, qualora risultino insufficienti in relazione al numero di domande complessivamente ammissibili, il beneficio riconosciuto sarà proporzionalmente ridotto.

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