Siamo nuovamente a parlare della ‘nuova’ disciplina della “giusta retribuzione”, destinata a incidere sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali a valle del Decreto-legge 30 aprile 2026 n. 62, noto come “Decreto 1° maggio”, convertito nella Legge 25 giugno 2026 n. 112.
Il legislatore interviene direttamente sull’attuazione dell’art. 36 della Costituzione, individuando nel trattamento economico complessivo (TEC) il riferimento per determinare il livello minimo inderogabile della retribuzione.
Al centro del nuovo sistema si collocano i CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, con l’obiettivo di offrire maggiore certezza in un contesto caratterizzato dalla crescente pluralità dei contratti collettivi.
Resta tuttavia aperto il tema del ruolo del giudice e della sua possibilità di intervenire autonomamente nella determinazione della retribuzione proporzionata e sufficiente, alla luce dei nuovi criteri individuati dal legislatore.
La disciplina amplia inoltre la nozione di retribuzione rilevante, comprendendo, secondo le previsioni dei singoli CCNL, diverse voci economiche riconducibili al TEC, quali elementi fissi e continuativi, mensilità aggiuntive e determinate indennità. Restano invece alcuni interrogativi sull’inclusione di istituti quali welfare contrattuale, buoni pasto e specifiche indennità.
Particolare attenzione merita anche il tema dei superminimi individuali, che, pur non sembrando rientrare nella definizione astratta del TEC, possono assumere rilievo nella verifica del trattamento complessivamente percepito dal lavoratore.
La portata della norma è generale e rende centrale l’individuazione del CCNL corretto, sulla base dell’attività esercitata, del settore, della categoria produttiva e delle caratteristiche dell’impresa.
In questo quadro, la rappresentatività delle organizzazioni stipulanti rimane uno dei nodi più delicati.
Il nuovo assetto potrebbe produrre effetti rilevanti anche nel settore degli appalti, dove il costo del lavoro e il rispetto dei trattamenti economici minimi incidono direttamente sulla competizione tra imprese.
Parallelamente, le nuove regole sulla trasparenza delle retribuzioni e sugli obblighi informativi rendono più rilevante la capacità delle imprese di analizzare e comunicare le ragioni alla base delle proprie politiche retributive, anche quando i differenziali non presentino profili di illegittimità.
Il Decreto 1° maggio riporta così al centro il confronto su rappresentanza, rappresentatività e contrattazione collettiva.
La sfida dei prossimi mesi sarà tradurre i nuovi principi in criteri applicativi chiari, soprattutto nei casi in cui più CCNL risultino astrattamente applicabili o la struttura retributiva presenti elementi di particolare complessità.
Per le imprese diventa quindi essenziale verificare preventivamente i contratti collettivi applicati, la composizione del TEC e le politiche retributive aziendali.
La “giusta retribuzione” rappresenta, in definitiva, non soltanto una nuova soglia di tutela economica del lavoratore, ma un possibile punto di svolta nel rapporto tra legge, contrattazione collettiva e giurisprudenza, destinato a incidere sulla gestione del personale e sulle relazioni sindacali.
Lo Studio rimane a disposizione per eventuali chiarimenti.