La disciplina dell’indennità spettante in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese ha subito un’importante evoluzione a seguito degli interventi della Corte costituzionale, da ultimo l’Ordinanza n. 131/2026.
L’art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 23/2015 (Jobs Act) disciplina le conseguenze economiche del licenziamento illegittimo intimato dai datori di lavoro che non raggiungono i requisiti dimensionali previsti dall’art. 18 della legge n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).
Ovvero i famosi 15 dipendenti.
La norma prevedeva che, in tali ipotesi, l’indennità risarcitoria fosse ridotta della metà rispetto a quella applicabile ai datori di lavoro di maggiori dimensioni e, in ogni caso, non potesse superare il limite massimo di sei mensilità.
Tale limite massimo è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 118 del 2025.
Secondo la Corte, un tetto rigido e predeterminato impediva al giudice di adeguare l’indennità alle peculiarità del caso concreto, compromettendo i principi di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza del ristoro riconosciuto al lavoratore.
A seguito di tale pronuncia, il limite delle sei mensilità è stato definitivamente espunto dall’ordinamento.
Rimane invece ferma la previsione secondo cui, per i datori di lavoro di minori dimensioni, l’indennità continua ad essere determinata in misura pari alla metà di quella prevista dal regime generale.
L’eliminazione del tetto massimo produce effetti rilevanti sul piano applicativo.
Il giudice non è più vincolato a un limite predeterminato nella liquidazione dell’indennità, ma può procedere a una valutazione maggiormente aderente alle peculiarità della singola controversia, nel rispetto dei criteri previsti dalla legge e dei principi elaborati dalla giurisprudenza costituzionale.
L’attuale disciplina rafforza, quindi, il principio secondo cui la tutela risarcitoria non può essere il risultato di automatismi, ma deve essere il frutto di una valutazione concreta e proporzionata.
L’obiettivo è garantire un equilibrio tra le esigenze di certezza del diritto e l’effettività della tutela riconosciuta al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.
Lo Studio rimane a disposizione per eventuali chiarimenti.